Articolo di Maggio- Self Mirroring Therapy   

Self Mirroring Therapy  

L'ARTICOLO DI MAGGIO
Explicit and Implicit Responses of Seeing Own vs. Others’ Emotions:
An Electromyographic Study on the Neurophysiological and Cognitive Basis
 of the Self-Mirroring Technique


Alessandra Vergallito, Giulia Mattavelli, Emanuele Lo Gerfo,
Stefano Anzani, Viola Rovagnati, Maurizio Speciale,
Piergiuseppe Vinai, Paolo Vinai, Luisa Vinai
and Leonor J. Romero Lauro.

Front. Psychol., 31 March 2020

 

In un momento di profondo narcisismo abbiamo deciso di scegliere come primo articolo il nostro, non perchè pensiamo sia il migliore che abbiamo letto in queste settimane, ma perchè è uno dei pochi che studino il funzionamento del substrato neurobiologico su cui opera un intervento psicoterapico. Tutti noi cognitivisti usiamo l'ABC, o il laddering, ma il loro utilizzo è in gran parte empirico, senza che ci si curi di studiare che effetto ha il nostro intervento sul cervello del soggetto, al massimo ci si interessa dell'effetto sulla mente, ma l'encefalo per la psicoterapia rimane in gran parte una black box. Ci si può nascondere dietro al fatto che ciò che a noi interessa è il funzionamento del software cerebrale, (la mente) e che poco ci importa dell'hardware che lo sostiene, ma se ci si vuole confrontare con la farmacoterapia, per la quale l'azione sull'hardware è centrale, non ci pare possibile eludere questo tema. La SMT parte proprio dall'hardware, dal funzionamento dei neuroni specchio, per offrire una nuova tecnica psicoterapica. Nello studio presentato in questo articolo, sono state presentate ad un gruppo di studenti universitari, delle scene di film che attivassero intense emozioni,  e video-registrati i loro visi mentre vi erano dipinte queste emozioni.
Successivamente sono stati loro mostrate le immagini dei loro volti emozionati  e di quelli degli altri partecipanti, testando con l'elettromiografia (EMG)  se la visione del proprio volto emozionato, l'intervento alla base della SMT, inducesse una diversa contrazione dei loro muscoli faciali rispetto alla visione degli altri volti emozionati. Questa ipotesi è stata confermata: la visione del proprio volto emozionato ha un effetto maggiore sui muscoli del proprio volto rispetto alla visione del volto emozionato di altri consimili che mostrino la stessa emozione . Questi dati offrono un sostego sperimentale neurofisiologico all'attività della SMT.

Potete leggere l'intero articolo qui

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L'ARTICOLO DI GIUGNO
Understanding Motor Events: A Neurophysiological Study

G di Pellegrino, L Fadiga, L Fogassi, V Gallese, G Rizzolatti

Era il 1992 ma pare un secolo fa, un gruppo di ricercatori dell’Università di Parma scopre che alcuni neuroni di una parte della corteccia cerebrale del macaco, si attiva non solo quando la scimmia muove una mano, ma anche quando vede lo sperimentatore davanti a lui muovere la mano. Questo dato era  stranissimo perché fino ad allora si pensava che il cervello fosse composto da due tipi distinti di cellule: neuroni motori, ossia quelli che ci permettono di muovere i muscoli, e neuroni sensitivi che ci permettono attraverso i cinque sensi di conoscere la realtà che ci circonda. Il sistema era pensato come un’autostrada a due corsie separate senza alcuno “scambio di carreggiata”, mezzo cervello riceveva informazioni e mezzo muoveva i nostri muscoli. Così l’avevo studiato sui testi di anatomia. Le vie erano chiare, senza confusioni : andata e ritorno. Da una parte i neuroni sensitivi prendevano informazioni dall’esterno e le portavano al cervello (ad esempio quelli che ci permetto di vedere che vanno dagli occhi al cervello), dall’altra quelli motori dicevano ai nostri muscoli come muoversi. La notizia era strana e venne pubblicata in questo articolo di sole 4 pagine, pubblicato su Experimental brain research. La parola Neuroni Specchio non era ancora nata, non viene mai riportata nell’articolo, ma nella parte finale gli autori iniziano a ipotizzare che questi neuroni potrebbero essere importanti nella vita di relazione dei macachi, o a tentare di spiegare alcuni comportamenti dei pazienti con lesioni di quell’area del cervello. Una grande scoperta passata sotto traccia, quasi che gli sperimentatori stessi non ne fossero così convinti ed avessero timore di portarsi troppo avanti nelle loro considerazioni teoriche, un ottimo esempio per chiunque faccia ricerca! Ci vollero quattro anni per pubblicare un altro articolo che iniziasse a citare il meccanismo dei Neuroni Specchio… ma questa è un’altra storia e ne parleremo il prossimo mese.

Se volete leggere l’articolo intero io l’ho trovato su Research Gate a questo indirizzo

https://www.researchgate.net/publication/21855076_Understanding_motor_events_A_neurophysiological_study